Mentre nel corso degli ultimi 3 anni i Bon Jovi stavano portando in giro per il mondo la musica dell’ultimo album “This House Is Not For Sale”, i fan non sapevano che il frontman e cantautore Jon Bon Jovi aveva già in mente il prossimo album.
Le canzoni di “2020”, come sarà intitolato l’ambizioso prossimo album, non sono decisamente qualcosa di buttato giù nelle camere d’albergo tra una tappa e l’altra del tour, ma piuttosto sono dichiarazioni evocative e perspicaci dei tempi folli in cui viviamo.
Mentre il nuovo disco, prodotto sempre da John Shanks, contiene certamente gli inni rock e le ballate che hanno ispirato i fan per oltre 30 anni, Jon Bon Jovi riflette anche sull’essere genitori e sulla famiglia (“Story Of Love”) e, forse ancora più importante, spinge sé stesso e gli ascoltatori con canzoni provocatorie su argomenti come i suicidi dei veterani di guerra (“Unbroken“) e le sparatorie diffuse negli USA (“Lower The Flag“) che appaiono nei titoli dei giornali.
Alla fine, 2020 sarà sicuramente un’aggiunta di grande impatto al repertorio dei Bon Jovi e la prova di un artista che continua a evolversi come cantautore e essere umano.
La cerchia intima di amici e colleghi che hanno già ascoltato 2020 dicono che è uno dei migliori lavori dei Bon Jovi – Il che è un grande elogio venendo dopo THINFS, che aveva ottenuto dichiarazioni simili alla sua uscita nel 2016.
Jon’s new music is some of the best work he’s ever done and has a timeless quality about that makes this new album so special
La nuova musica di Jon è tra i suoi migliori lavori e ha una qualità senza tempo che rende il nuovo album così speciale
– ha dichiarato Azoff, uno dei manager dei Bon Jovi dal 2015.
Il nuovo album non ha ancora una data di uscita, ma il primo singolo sarà “Story Of Love“, la cui uscita è pianificata al momento per Gennaio, riporta Pollstar. Le cose sono quindi cambiate da questa estate, quando il singolo doveva essere Beautiful Drug con data prevista a fine novembre / inizio dicembre.
Pollstar ha confermato che è anche previsto l’annuncio di un Tour targato Live Nation, che sarà seguito da Bob Roux per gli USA e da Denis Desmond per UK ed Europa.
Si sente decisamente che sei un genitore in questo disco. Spesso emerge nel tuo lavoro, forse una o due canzoni per album; ma lo sento molto qui. Ad esempio, “The Story Of Love”, non è tipico di te, lo è per il tema, ma alcune dei cori e il modo in cui viene fuori, è al di fuori del tuo normale modo di fare le cose. Mi sembra che qualcosa del genere fosse già presente in This House Is Not For Sale, ma qui mi sembra più intensa e potente e tu mi sembri altrettanto coinvolto. È come se fosse in corso una rinascita a carriera avanzata
Lo spero, questo è l’obiettivo. Ogni volta che pubblichiamo un disco, ogni artista pensa che sarà la prossima grande rinascita.
Nel nuovo album hai ancora le canzoni che la gente si aspetta, la canzone “Beautiful Drug” mi suona familiare ma, anche in questo caso, non sapevo dove sarebbe andata a parare. Si sente che sei tu, Jon Bon Jovi, ma attirerà l’attenzione della gente. Non è “Runaway”, non che ci sia qualcosa di sbagliato in “Runaway”, ma ti sei evoluto molto come cantautore. Pensi che le persone ti prendano abbastanza sul serio in questo senso? Non so se ti danno abbastanza credito come autore?
Beh, sì, fa niente. Non so come sostenere la mia posizione a parte questo, ho scritto molti successi nel corso degli anni, quindi è quello che è, giusto? Forse il nostro successo commerciale lo ostacola a volte. Non ho più bisogno di sostenerlo. L’ho fatto per troppo tempo, a un livello troppo alto, ed è semplicemente troppo bello. Dì quello che vuoi, è quello che è.
Hai scritto molto per il nuovo album e in gran parte da solo e non sei andato sul sicuro, a dire poco. Molti artisti in questa fase della carriera darebbero al pubblico ciò che si aspetta, ciò che vuole e a cui è abituato. Invece ci sei andato pesante e stai chiedendo molto ai fan, stai chiedendo loro di pensare, e stai chiedendo loro di stare attenti alle problematiche sociali. Non è quello che tutti farebbero a questo punto della carriera.
Non sono per nulla motivato dallo scrivere una canzone pop per il successo commerciale o finanziario. Questo ha zero fascino ora per me. Se devo dire qualcosa deve essere fedele a chi sono io a 57 anni.
E sono tempi interessanti quelli in cui viviamo, quindi sono uscito dal coro esprimendo la mia opinione, e allo stesso tempo spero di non essermi schierato troppo. Non ho detto “questo è sbagliato e tu hai torto” perché non è quello che il Paese sta vivendo e non voglio essere travolto da questo tipo di tempesta. Ma ho pensato che fosse onesto scrivere “Lower The Flag”, perché chi non è rattristato quando una altra mamma o papà corre verso il parcheggio per abbracciare il proprio figlio che, grazie a Dio, ne è uscito vivo [dalla sparatoria]?
Sono tempi incredibili in cui viviamo, giusto? E così “Lower The Flag” mi è venuta fuori e sono molto orgoglioso di questa canzone. Non avrei mai scritto “Unbroken”, non avrei mai scritto su nessuno di questi temi, ma sono orgoglioso di averlo fatto.
Estratto da Pollstar del 7/12/2019.
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